Save the Caplét: l'arte del cappelletto

January 31, 2018

 

Ci sono serate in cui ci si sporca le mani con la macchina fotografica appesa al collo: sono stata ad un corso per imparare a fare i cappelletti (caplét in dialetto reggiano), io che sono bolognese e in cucina non sono proprio "un manico".

 

Che uno poi dice "Ma come fai a fare un corso così e a fare anche le foto? MANIACA".

Questione di coordinazione mano cervello coltello piega del cappelletto. La tracolla che uso è salvifica, quasi al pari del grembiule nero che ho indossato per l'occasione. Così imbracata e con le mani bianche di farina, mi sento come una che deve affrontare una scalata.

 

Da quando abito nella mia mansarda (la baita), in poco più di un anno ho usato il forno 4 volte. Però cucino, sia chiaro, e mi taglio poco spesso anche se sbuccio le patate e le carote con il coltello.

Sono qui per meditare. Sono qui per prendermi una rivincita.

 

Un giorno inciampo nell'evento su Facebook.

Un corso per imparare a fare i cappelletti dal nome inequivocabile, un nome che mi spinge immediatamente ad iscrivermi:

 

Save the Caplét

 

C'è la lista d'attesa, molte richieste. Sono felice, e qualche settimana dopo mi chiamano per confermare il mio posto.

Porta il tuo coltello per il taglio della carne e un grembiule, al resto pensiamo noi.

 

Il resto è un aperitivo pre corso con ripieno dei tortelli alla zucca, il pesto*, pane, salame, vino bianco, un kit per la zdora* con la carne per il pesto, la farina, un burazzo*, un vassoio di carta e lei, la ricetta per un chilo di caplét.

All'ingresso veniamo forniti di cartellino con il nostro nome e di spilla fatta a cappelletto. LA SPILLA.

 

 

La mia rivincita, dicevo prima.

 

L'antefatto è di almeno 25 anni fa, quando io piccola stavo in cucina con mia nonna e mio padre che chiudevano i tortellini. Lei mi guarda e fa un piccolo cenno, per dire che tocca a me.

È un momento importantissimo: devo imparare a chiudere i tortellini.

 

Al terzo chiuso male vengo cacciata dalla cucina apostrofata in dialetto.

 

Dopo quella volta non ci ho più provato - nel mentre, mia sorella di 12 anni più grande è diventata una vera zdora e tira la pasta a mano con il mattarello di legno.

 

Dopo averci spiegato come si fa il pesto, impastato un uovo di sfoglia (occhio alla fontanella e che l'uovo non se ne vada in giro), tirata con il tirapasta a mano, tagliata con il bordo zigrinato, è ora.

C'è un vocio bellissimo intorno, siamo 18 e siamo tutti lì con le mani impiastricciate e le tre zdore che ci tengono d'occhio e ci guidano: Donatella, Ida e Isella.

 

 

Il clima è bellissimo. Ecco, sto meditando nel qui ed ora che sa di soffritto e dialetto, la mia seconda possibilità di avere delle vere mani emiliane quando non faccio foto. Non penso ad altro, tutto quello che era stanchezza e mal di testa è rimasto fuori di qui.

 

Lo faccio. Chiudo il mio primo cappelletto, che va bene anche se non è un tortellino.

Faccio una foto e la mando a mia sorella.

Sollievo e felicità, torno un secondo in quella cucina con mia nonna e mio padre e rido.

 

Grazie a Save the Zdora per l'organizzazione e la bellezza del corso, al "tavolo B" e al "tavolo A" perché mi hanno avuta costantemente fra i piedi mentre facevo le foto e per tutte le mani che si sono intrecciate in un incredibile lavoro di squadra.

 

I'm officially a Zdora!

 

 

Glossario

 

* Pesto: è il ripieno dei cappelletti. Prevede una base di carne di manzo, vitello, maiale, da far soffriggere con sedano, carote e cipolla; ci si aggiungono poi prosciutto crudo, mortadella (non tutti), pan grattato e parmiggiano reggiano. Ogni famiglia ha la propria ricetta.

 

* Zdora: italianizzato da zdaura/zdoura/rezdora/arzdoura (le varianti dipendono da provincia a provincia, anzi, da paese a paese), è la "massaia", la mitologica donna di casa che fa la pasta a mano e tiene tutti a bada.

 

* Burazzo: canovaccio in Emilia. Solo che non riesco a dire canovaccio, non mi viene proprio.

 

 

Link utili

 

> Save the Caplét / evento su Facebook con tutte le info

> Save the Caplét / Instagram

> Lorenza Marcello, che si è occupata delle grafiche e me ne sono innamorata

> RFK per la playlist da ascoltare mentre si fanno i cappelletti

 

G.

 

 

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