Food Ensemble: cucina elettronica

May 16, 2017

 

 

 

Ho giocato. Ho giocato con le luci magenta e le pareti blu e il buio; ho bevuto vino bianco e ho riso; ho mangiato il salmone selvatico con le mani abbandonando la forchetta di plastica e mi sono leccata le dita. 

Ho fatto tutto questo fotografando, fino alla fine.

 

Quello che fanno non è né un concerto né un cooking show: quattro portate per quattro composizioni, o viceversa: perché la musica nasce dai suoni degli ingredienti che compongono il piatto che mangerai.

E arrivi a chiederti come suoneranno le capesante mentre la padella le dora e le soffrigge e le fa vibrare, anziché chiederti quanto saranno buone. Quello lo sai dal profumo.

 

Questa sera il Food Ensemble si esibisce fra fornelli e manopole per i diritti civili e dell'orientamento sessuale libero, contro gli stereotipi di genere, in collaborazione fra l'Arci Casbah e l'Arcigay RE; una piccola anteprima di quello che sarà il REmilia Pride, il Gay Pride di Reggio Emilia che si svolgerà il 3 giugno.

 

 

Torno a casa da lavoro spingendo la C2 un po' oltre il limite, contando sulla tolleranza del mio tachimetro digitale su fondo arancione come i sedili. Mi lascio Parma alle spalle e mi sento come Pinocchio quando mi avvicino al Ponte di Calatrava. Succede sempre. Non m'inghiotte che l'uscita di Reggio Emilia è poco prima.

 

Mi aspetta Caterina, parcheggiata in attesa di me e della mia fuga dalla balena-ponte; ha un abito nero e stretto, la gonna sopra al ginocchio e il sorriso di sempre. Sto tergiversando.

 

Ti muovi piano per non disturbare Giulia e non starle nell'inquadratura; lei è la fotografa che segue le performance del Food Ensemble. La mia è una specie di "prova generale" prima di lavorare insieme ad un matrimonio - perché i due fotografi giocano spesso a nascondino e devo capire come diventare invisibile per me e per lei. Essere Ninja è anche questo,

Lo spazio, stasera, è soprattutto il suo al di là di quella linea che separa Andrea, Francesco e Marco dal resto.

 

In realtà non ho più niente da dire.

Non so come si racconta quando hai la macchina fotografica nella borsa e ad un certo punto non resisti e senti l'urgenza di iniziare a scattare.

 

Per tirare fuori qualcosa dai fuori gamma che le luci ti impiastricciano sul sensore, che ti concentri sulla luce magenta ma in realtà ti interessa l'ombra sui volti delle persone.

 

 

Che smetti di chiederti di cosa saprà il frutto della passione con dadolata di pesce spada marinato al lime e menta con dadolata di cetriolo e fili di peperone essiccato, che ti arriva il profumo direttamente nel naso.

 

Che non hai voglia di usare la forchetta di plastica per il trancetto di salmone selvaggio con polvere di clorofilla (di cosa saprà la clorofilla? Non avevi smesso?), e allora lo prendi con le mani e lo mangi e poi con la punta dell'indice destro vai a tuffarti nella spuma di whisky sour, mentre la 6 ti penzola sul fianco destro attaccata alla tracolla, e solo il giorno dopo ti accorgerai dei lividi sulla coscia perché quando cammini a volte non la tieni ferma. Sto tergiversando.


Così si mangia quando non ti interessa nient'altro che stare lì e sentire dalla lingua e dalle orecchie.

 

Mentre cerchi di seguire i movimenti di queste mani che si sporcano e si muovono sulle corde di una chitarra elettrica e su pulsanti di cui non conosci la funzione, ma non importa. In quei gesti che sono ritmo puro e senti la granella di wasabi e arachidi che cade nei piatti, ma forse l'hai solo immaginato.

 

 

Sei tutta contaminata, sei sinestesia fra le luci magenta e le pareti blu di questo piccolo locale Arci, dove alla fine la foto più bella la fai, forse, allo chef che canta quando tutto è finito.

 

Se potessi descriverlo, il Food Ensemble sarebbe un sapore ma non ti dirò quale.

 

 

Tutte le foto sono nella Gallery dedicata

 

 

G.

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