Il caffè della matrimonialista

February 26, 2017

 

Può essere un matrimonio mattutino o pomeridiano; può essere a pochi km da casa o a più di quattro ore di macchina. Posso essere a casa della sposa, dello sposo o di entrambi.

Delle varie situazioni che mi possono capitare ho una sola grande certezza, una di quelle che al solo pensarci mi viene da sorridere - perché ogni tanto è bello poter contare su qualcosa di sicuro.

 

È la domanda che sancisce ogni volta la mia fiducia nell'Universo, e arriva sempre entro i primi 10 minuti da quando ho fatto il mio ingresso in una casa:

 

 

Vuoi un caffè?

 

 

Inizialmente, pensavo che dire di sì significasse essere scortesi.

Penso al galateo e penso che Giovanni della Casa mi tirerebbe un coppino se accettassi; penso a come si comporterebbe mia madre, e so che direbbe di sì. Sono appena entrata e ho giusto stretto alcune mani: ancora pochi parenti, quando ci sono, magari un paio di amici.

 

Sono quasi una sconosciuta e dovrò fotografare queste persone in un giorno importantissimo per svariate ore. Posso accettare un caffè così a freddo?

 

Ecco, dopo le prime titubanze, mi prendo un paio di secondi per "prendere coraggio" e accetto.

Alla fine accetto SEMPRE il caffè, non resisto.

Se, poi, ci sono anche le brioche siciliane, allora tanto meglio.

 

 

Tazzina dopo tazzina, ho capito che il caffè della matrimonialista è FONDAMENTALE (anticipo una delle conclusioni: offritemi il caffé, adesso spiego perché).

 

Seduta al tavolo della cucina parlo con la mamma dello sposo che mi racconta con gli occhi lucidi di quanto sia cresciuto suo figlio, oggi che il grande giorno è arrivato; mi dice dei sogni che aveva quando era piccolo; dei bei voti che prendeva (o di quelli che avrebbe voluto avere), delle sue passioni. Mi chiede se non è il ragazzo più bello che io abbia fotografato.

 

È la quiete prima della tempesta, e in quella quiete imparo a conoscere le persone che stanno intorno agli sposi, cerchi concentrici che si irradiano quando lanci un sasso nell'acqua.

 

E loro imparano a conoscere me, perché prima o poi arriva anche la seconda domanda:

 

 

Da quanto fai questo lavoro?

 

 

E lì mi apro e mi lascio sfogliare per un po' :-)

 

Seduta al tavolo della cucina parlo con il papà della sposa, che scherza sul fatto che dovrà vestirsi bene e non è abituato, che teme di avere male ai piedi a causa delle scarpe nuove e mai indossate - e nonostante questo, so che sarà l'unico della casa a saper fare il nodo alla cravatta, e i figli maschi andranno da lui per quel rito bellissimo che fotografo con stupore ogni volta.

Mi chiede come mai io abbia deciso di farmi tutti quei tatuaggi; si distrae dalla sua commozione con ogni mezzo.

 

Seduta al tavolo della cucina con i parenti e gli amici che si perculano costantemente, prima di iniziare a fotografare, ci prendiamo tutti una pausa in cui ci raccontiamo.

 

Dopo, raccoglierò tutto questo con la macchina fotografica e una certa morbida confidenza nata sorseggiando una tazzina di caffè.

 

 

G.

 

 

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