Spazi da abitare in Moscova: Food Ensemble allo Smeg Store di Milano

May 7, 2018

 

 

 

Sono le 23:06 e mentre scrivo mi tengono compagnia i Son Lux che mi canta la piccola Bose in questa piccola mansarda, una voce di sirena da una delle mie playlist che mi fa tornare indietro di alcuni giorni a quel giovedì in Moscova.

 

A dire il vero quando torno al 19 aprile non penso subito alla performance di Food Ensemble allo Smeg Store di Milano, che pur mi ha fatto arrivare sul pulmino da 7 posti che ci ha portati da Reggio alla città con i Giardini Verticali, ma su quel pulmino penso a me che estraggo dalla carta oleata per alimenti il panino con la mortadella che Andrea* ha fatto preparare, assieme ad altri al prosciutto, per il nostro pranzo al sacco.

 

C’è sempre un inizio per ogni storia: questo è il mio, e sparge alcune briciole sulla gonna nera mentre ridiamo percorrendo la A1 verso il traffico del Fuorisalone.

 

Guida Marco*, il capitano di questa barchetta bianca che ogni tanto ondeggia per il vento; puoi pensare di essere in mezzo al mare, tanto il caldo c’è. Ce lo vedo, in effetti, biondo con gli occhi azzurri a puntare il binocolo chissà dove.

 

Gli ultimi 20 minuti sono i più lunghi, così vicini alla meta se non fosse per gli incroci le macchine i pedoni un fiume di persone in movimento che gorgogliano e ridono sotto questo sole di aprile che significa pace fra i clacson aspettando di raggiungere un aperitivo, una mostra, un evento.

Ognuno si prende le libertà che si merita: mi prendo quella di essere felice momentaneamente incastrata in mezzo a questo casino, che tanto poi passa mentre resta motivo per il quale sono qui.

 

 

Lo Smeg Store in Moscova ha grandi vetrate e un parete ricoperta di verde che non ti aspetti, una piccola foresta verticale che mi fa venire voglia di abitarci dentro. 

 

Le avevo già viste quelle vetrate, un paio di volte con le luci della sera e la voglia di appiccicare la faccia per vedere meglio - ma non voglio sporcare i vetri, e allora mi limito a studiare da fuori quegli spazi che camminerò presto, a immaginarmi come sarà la luce, a cercare già le inquadrature migliori, ad anticipare qualcosa che conosco solo in parte perché è diverso ogni volta.

 

Là ci aspetta Francesco*, che vediamo immobile nel flusso di passanti a guardare verso di noi; ci accoglie e ci mostra gli ultimi metri da percorrere per attraccare, finalmente, e rimettere i piedi a terra

 

Nello Store ci sono persone che si muovono piano attorno ai fornelli, ai forni e agli elettrodomestici esposti; fluttuano guardandosi attorno incuriositi da questi oggetti di design che vorrei tutti nella mia casa immaginaria dove, ancora, non sono io che cucino ma lui che preferisce fra tutti il frullatore a immersione. Il mio essere femminile viene richiamato come il Genio della Lampada non appena la si strofina, e allora compongo una lista dei desideri dedicata alla linea “Sicily is my love” dove compaiono, in ordine:

 

1. lo spremiagrumi

2. il bollitore

3. il tostapane

 

Non tralascio ovviamente né la planetaria né, tantomeno, il frullatore a immersione.

Questo mi dico mentre posso finalmente guardare questo spazio da dentro; che il Genio torni nella Lampada però, adesso tocca alla fotografa.

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Gli ospiti invitati a partecipare alla serata guardano tutti nella stessa direzione non appena Andrea affila i coltelli e tutto, adesso, può finalmente iniziare; alcuni bicchieri di vino restano sollevati a mezz’aria da alcune mani che restano sorprese, come le bocche semiaperte in sorrisi e gli occhi sgranati a guardare cosa succede.

 

C’è un momento che preferisco nelle performance di Food Ensemble, ed è questo: la tensione iniziale che poi so sciogliersi ingrediente dopo ingrediente, nota dopo nota, quando la curiosità lascia spazio all’appetito e le forchette di uno finiscono nel piatto dell’altro per assaggiarsi a vicenda salse e spezie.

 

 

Questo spazio che io ho guardato dalle vetrate compilando le liste dei desideri e anticipando gli angoli di scatto, adesso profuma di capasanta e polpo e ci sono risate e un bel chiacchiericcio fra le camicie colorate degli ospiti, maglie a righe rosse e bianche e lo staff di Smeg che resta a godersi lo store in veste nuova.

 

Di nuovo, alla fine della performance, dopo essermi mossa fra i tavoli e i sorrisi di chi ha scherzato con questa fotografa, capisco che ognuno si prende la libertà che si merita; stasera, in questo evento che si svolge in occasione del Salone del Mobile, c’è anche chi ha ballato mentre fuori Via Moscova continuava nel suo bellissimo caos.

 

 

G.

 

 

>> Tutte le foto sono nella Gallery dedicata <<

Facciamo le presentazioni

 

 

Andrea è lo chef di Food Ensemble, quello che dà il “la” non con il diapason ma apre le danze affilando i coltelli come un guerriero. A lui dico grazie per la fame domata con i profumi mentre fotografo e mangiare con le mani il pane carasau quando non resta più nessuno.

 

Marco è il sommelier di Food Ensemble, le mani che aiutano quelle di Andrea a cucinare e ad impiattare. A lui dico grazie per la sete domata con l’ottimo vino (no, non solo con i profumi) mentre fotografo, che scattare con le lenti fisse ha i suoi vantaggi.

 

Francesco è il musicista di Food Ensemble, quello che fa suonare i piatti e che non capisci come faccia anche se leggi i fogli con la scaletta per le registrazioni dei singoli suoni.

A lui dico grazie per queste magie che mi fanno ballare dentro mentre fotografo e che non si domano mai, neanche con le mie playlist, mangiare con le mani e il vino.

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