Urfaust, ovvero tornare da dove tutto è iniziato

December 16, 2016

 

 

Forse non sono disordinate come le foto che scattavo 12 anni fa, ma è così che mi sono sentita.

 

12 anni sono anche gli anni che ho aspettato per vedere gli Urfaust del vivo.

E sì, sono una fotografa matrimonialista ma ascolto Black Metal e generi affini (anche quando sviluppo e post-produco le foto, o in macchina mentre vado dagli sposi). Che non si veda è decisamente un bene.

 

Quando vedo l'evento su Facebook NON MI SEMBRA VERO.

 

✓ Click su Parteciperò.

✓ Segno la data dell'inizio delle prevendite sul calendario, un'ora prima.

✓ Salvo in bozza l'email che manderò per la prenotazione del biglietto.

✓ Riguardo l'evento su Facebook.

✓ Scrivo ad Adrian, il mio amico tedesco, che vedo fra i partecipanti, e mi accerto che ci sia anche lui.

✓ Riguardo la bozza di email e riguardo il calendario per sicurezza,

 

Sono pronta un mese e mezzo prima, non resta che aspettare.

 

La sera del concerto rivedo amici di vecchia data, musicisti che ho fotografato e conosciuto anni fa quando andavo spesso a serate come queste.

Quando ero più giovane, quando non avevo due lavori, quando non avevo la 6, quando non abitavo in una mansarda.

Come mi sento?

 

È un salto nel passato che parla più accenti e più lingue. Passo dal veneto al toscano all'inglese.

 

Prendo posto davanti assieme ad Adrian, fotografo anche lui.

Mi inginocchio per non rompere le scatole ai ragazzi della prima fila, perché qui il pit non c'è; sembro in preghiera mentre aspetto che inizi il concerto, e quasi quasi.

 

Il resto è un susseguirsi di bassi. Gli Urfaust sono in due ma fanno un gran casino e, nonostante il genere, l'emozione è tale che ho un nodo in gola. Ah, le ovaie.

 

È buio, il palco è quasi spoglio, pochi fronzoli.

Sono tornata all'inizio ma decisamente diversa, e inizio a fare foto tirando su gli ISO senza ritegno scattando quasi in ginocchio - quando le gambe mi fanno male cerco di spostare il peso.

 

La cosa che mi fa capire quanto sono cambiata è quando salgo sul palco per fare una foto al pubblico che si scatena su Drudenfuss. Una volta non mi sarei mai sognata di fare una cosa del genere, sarei svenuta al solo pensiero.

 

Il risultato è una manciata di foto che devo forzare alla luce, ma non correggo il rumore. Cerco di renderle più simili a quelle che scattavo anni fa, perché è giusto così.

Cerco di renderle più simili a me, oggi, con un po' di ruvidezza in più.

1/10

G.

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