Anarchie nell'anno bisestile (con la macchina fotografica in mano)

February 18, 2016

Anno bisesto, anno funesto.

Ma io ti ribalto, 2016, perché vorrei che andassimo d'accordo.

 

Credo anche tu, perché non ti ribelli mentre sto preparando il mio futuro.

 

Sono da sempre convinta che la chiave di un buon proposito o progetto sia l'ordine estremo: un passo alla volta, certamente, ma anche una diramazione che si irradia ovunque di pro e contro, di piani B, di materassi e cuscini, come se immaginare possibili scenari potesse essere la soluzione certa. Le briciole sul sentiero che si sta per percorrere, o le sottolineature fatte con il righello per non rovinare le pagine.

 

Ho scoperto di recente (esattamente due mesi fa, proprio oggi) un tesoro di carta, nemmeno tanto grande; sembra un libro, ma è un diario "più o meno".

Si chiama, appunto, "Distruggi questo diario (dove vuoi)" di Kari Smith. Invece che scriverci sopra le tue cose, trovi dei suggerimenti su come giocare con le pagine, dal bucarle con oggetti di fortuna a staccarle per calpestarle o per farle galleggiare.

 

Non ho MAI fatto le orecchie alle pagine o inserito segnalibri troppo spessi. Ho sempre tolto le copertine per non rovinarle nei viaggi che i libri hanno fatto con me nella borsa; segno le citazioni che mi colpiscono su foglietti che lascio aciugare prima di riporli al loro interno, perché temo che l'inchiostro potrebbe macchiarli.

 

Ho iniziato a fidarmi del Diario quando ne ho bucato una pagina con un cucchiaino di legno in un piccolo ristorante giapponese di Milano. Sconcertata e inebriata, l'ho fatto e poi ho sorriso. Ci ho riposto cerchi di carta ritagliati da una tovaglietta di una cena con amici e un segreto scritto su un tovagliolo in provincia di Reggio Emilia; ho immerso una pagina in un po' di Falanghina di un locale bolognese, ho nascosto un pezzettino di carta in un divano di un pub di Milano e ho disegnato righe in macchina verso Cuneo.

 

Queste anarchie di carta raccontano di chiacchiere e mete raggiunte, ma soprattutto mi parlano di quelle che devono ancora venire. Ho capito che non è necessario che tutto sia predisposto in anticipo e calcolato meticolosamente.

Uscire dagli schemi è l'essere fluido del tempo che passa e delle occasioni che mi creo facendo le cose ADESSO, e mentre le faccio accadono, e mentre accadono io sono quello che ho sempre voluto essere (con la macchina fotografica in mano).

 

Il mio 2016 sarà fatto di progetti e di anarchie.

 

Se mi incontri, puoi chiedermi di mostrarti il diario, purché tu non legga il mio segreto :)

 

G.

 


  

 

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