Un'altra piccola storia anarchica: la "facciacattiva"

February 25, 2016

 

[Ripropongo questo pensiero, inizialmente condiviso sul mio profilo Facebook nel giugno del 2015. Per saperne di più: La Faccia Cattiva di Amedeo della Valle]

 

Non ho mai trovato nessuna persona che fosse più saggia di quanto lo era mio nonno: appena raggiunta una certa età e dopo un problema fisico, ha volontariamente deciso di non guidare più l'auto per evitare danni alle altre persone; lui è stato quello che mi ha iniziata alle parole crociate e a quella cosa sulla Settimana Enigmistica dove bisognava trovare le parole elencate e comporre una frase con le lettere rimanenti.
Speravo di diventare come lui, da grande.
Da piccola speravo di essere l'incarnazione delle buone maniere, dell'educazione civile, della pazienza e di tutto ciò che le madri, e la mia in particolare, impartiscono giorno dopo giorno, nella lotta costante contro il caos e l'entropia, per mantenere l'universo in equilibrio.
Volevo essere la chiave di volta, l'icona salvifica dei genitori, modello archetipo mitocondriale, diario senza note, vanto di figlia minore; una figura mitologica che poteva finalmente muoversi nel mondo, in carne ed ossa, fra insegnamenti immortali e punizioni corporali.

Pochi giorni fa un amico mi ha scritto "La tua è l'eta peggiore, poi il corpo si abitua al proprio karma. Sei ancora ribelle".
Non ho capito, stupita, e ho cercato dentro di me per trovare il nodo di questa ribellione; il mio corpo mi si rivolta contro con insonnie e disturbi, mi lancia frecciatine e mi punzecchia, io ignoro il motivo e me ne dispiaccio ma di certo non mi sento ribelle e scricchiolo, a disagio.

L'ho capito ieri pomeriggio.


In un gesto di totale anarchia, rivolta all'educazione, un richiamo irresistibile come il peccato originale che mi blocca i muscoli e vibrare le articolazioni. Mi ferma, i piedi uniti, quando camminando lo vedo per terra. Lo vedo per terra mentre cammino spedita, e io so che mi chiama dal dentro, come la gravità chiama a sé i bicchieri di vetro quando cadono dal tavolo.
Io sono un bicchiere di vetro che cade, e sono il modello archetipo mitocondriale che va in pezzi mentre allungo la mano e disattendo la madre di tutte le frasi che ogni bambino ha tatuato nel super-io, l'undicesimo comandamento scritto nel tempo e nello spazio, la legge più certa che è concentrazione estrema di educazione di bambino.


Dice "Non raccogliere gli oggetti da terra".

Sento questo eco da un passato lontano, e si trasforma in un grido mentre le mie dita si avvicinano ai ciottoli di questa strada del centro di Reggio Emilia.
Sono una punk, sono la vergogna della morale, sono un foglietto accartocciato, e lì so che non sarò come mio nonno ma lo faccio lo stesso e raccolgo la mia liberazione, letteralmente, il trofeo, il Sacro Graal che mi rende adolescente per sempre.
Lo prendo e lo squadro, imbarazzata, colpevole. Prima di incamminarmi mi guardo intorno, sperando di non essere stata vista.

 

 

G.

 

 

 

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